ouroboros
Per il piacere di tutti i guardoni che silenziosamente vengono a leggere i miei post, do sfogo all'ennesima idea dell'una e mezza (orario che spiegherò prima o poi). Giusto perché domani, o meglio oggi, devo svegliarmi alle sette e mezza, mi è venuta voglia di ricalcare quelle tante biografie che mi capita di leggere in giro, le ultime due proprio poco fa, spiegando in breve il percorso tecnologico che mi ha portato fino a questo blog. Fastidiosamente, quelle avute sotto mano sembrano voler dire tra le righe "guardate quanto sono figo, programmavo in assembly ancora prima di parlare", come se in un blog si dovesse prendere per il culo chisà quale ipotetico datore di lavoro; spero di riuscire a dare tutt'altro timbro a questa, anche perché la scrivo prima di tutto per cercare di ricordare e tenere a mente la mia storia.
Sicuramente dimenticherò qualcosa ed aggiornerò il post se mi tornerà alla memoria qualche particolare.

Cominciamo dalla fine e dall'inizio, l'ultimo computer unitosi alla mia collezione è un Commodore 16, pagato 20 euro con tutte le spese di spedizione, compreso anche del Datassette 1531, lo stesso computer col quale iniziò tutto più di 20 anni fa, intorno il 1985-86. Quegl'anni furono duri per i miei giovani genitori, un figlio di 5 anni, una di 3, pieni di problemi, di debiti e con tanti sacrifici fatti e da fare decisero comunque (credo lo decise mio padre) di prendere un computer. Suppongo gli costò un occhio della testa, probabilmente più di uno stipendio, sicuramente lo pagarono a rate. Provo tanta tenerezza ripensando a quel periodo, per loro e per me, ricordo la sala da pranzo del piccolo appartamento nel quale abitavamo e la tv a colori senza telecomando al quale io e mio padre lo collegavamo, ricordo i pupazzetti del corso di Basic della Jackson ed averne ritrovato gli opuscoli l'altro ieri mi ha fatto ritornare in mente quella sensazione di novità, di entusiasmo misto a tristezza che provavo allora. Nonostante abbia cominciato a parlare a 4 mesi (anche io stento a crederci ma mia madre giura), se ripenso a me in quel periodo ho l'impressione che avessi seri problemi di apprendimento e adattamento, ricordo i problemi a scrivere l'8 sul quadernino di scuola, ricordo mio padre insistere affinché non facessi due cerchietti, ricordo che andavo sempre cercando l'adattore joystick per giocare col Commodore 16; mio padre faceva qualche programmino in Basic ma nonostante gli sforzi non avevo la tranquillità e la serenità per mettermi a programmare e tanto meno l'aveva lui per seguirmi mentre lo facevo.

Dopo qualche anno arrivò un Olivetti PCS286, non lo comprammo, mio zio lo ebbe non mi ricordo come e sicome non sapeva usarlo o non sapeva che farsene lo appioppò a noi. Quell'anno o l'anno prima ci eravamo trasferiti nella casa in cui abito tutt'ora, lo tenevamo in una vecchia taverna che da allora è stata ristrutturata più volte. Era una stanzetta piccola e fredda, ricordo il Commodore 16 sul quale girava un clone di Super Mario e questo 286 col monitor bianco e nero sul quale giocavo a Centurion di cui avevo solo qualche codice scritto ed ogni volta che volevo giocare mi toccava stare li a provare e riprovare fin quando non usciva una domanda per la quale avevo il codice. Tempo dopo scoprii un file di testo pieno di codici nella cartella del gioco, era il tempo del dos 3.30, dell'edit senza menù in alto, dei batch per liberare la memoria, dei miei 8 anni credo.

Questo periodo sul muretto di fronte a casa c'è spesso un bambino seduto da solo, escluso dagli altri perché si è trasferito da poco, avrà intorno a 8 anni, gli tocca una sorte simile alla mia, anche a me prendevano in giro perché qui fuori ero l'ultimo arrivato e non sapevo neanche palleggiare. Ci rimanevo male e tornavo a casa a giocare con il PCS286.
Lo zio ad un punto rivolle il 286 e mio padre (che cominciava ad usare i computer anche sul posto di lavoro) prese un Olivetti PCS86. Fu un trauma passare da un 80286 ad un 8086, la maggior parte dei giochi non funzionava più, addio Atomix, addio Test Drive III e la Chevrolet CERV III, addio Centurion. Per disperazione inviai addirittura un annuncio su un mercatino di una guida TV, scrissi "vendo scambio giochi per Olivetti PCS86"; lo pubbilcarono ma trascrissero PC586. Nonostante neanche si immaginasse un 586, un tizio mi chiamò, fece qualche domanda e riattaccò, forse avrà creduto che quel bambino di nove anni gli stesse facendo uno scherzo.

I soldi a casa scarseggiavano e passò parecchio tempo prima che un IBM PS/1 potesse sostituire il povero 8086. Quel periodo conobbi qui vicino un ragazzo di cui mi sfugge il nome, aveva un PS/2 a casa, aveva anche una scheda sonora vera e mi prestò la sua vecchia Disney Sound Source. Compravo un sacco di riviste d'informatica, di tutti i tipi, mi ricordo raccimolare tutti gli spiccioli per casa ed andare nell'edicola qui vicino a prenderle, nei floppy allegati c'erano spesso dei .mod (file sonori) e quando li sentii per la prima volta con la Sound Source rimasi estasiato. La smontai e ci collegai una cassa dello stereo di casa e al posto della batteria collegai un trasformatore. Non mi sembrava vero, della musica VERA usciva dal mio PC. Il PS/1 passò dalla tavernetta nel frattempo ristrutturata (ricordo ancora un improbabile tappeto di mucca che avevamo li per terra) alla sala da pranzo, arrivò anche nella mia stanza per poi tornare in taverna durante una delle numerose, classiche liti con i miei durante le quali rinfacciavano quello che mi compravano ed io per ripicca svuotavo la mia stanza sparpagliando tutte le cose per la casa. Non potrò mai dimenticare Monkey Island, Wolfenstein 3D, Sim City (col quale una volta andai a giocare a casa di un vicino perché i miei mi impedirono di usare il PC per punizione), Indiana Jones and the Fate of Atlantis e tanti tanti altri, la mia prima scheda sonora Adlib 8 bit, le mie prime vere casse (eh si, il tizio si riprese la Sound Source, ma per fortuna sono riuscito a ritrovarla su ebay un paio d'anni fa). Forse facevo già le medie, avrò avuto circa 12 anni e credo che proprio in quel periodo un ragazzo molto più grande mi disse "emarginato" proprio vicino al lampione difronte casa mia. Non sapevo neanche cosa significasse e mi ricordo di averlo chiesto a mia madre mentendo su chi fosse stato il destinatario dell'aggettivo.

Non pensavo di avere così tante cose da dire, sono le quattro e venti e praticamente ancora non comincio, credo che continuerò in un altro momento, sono abbastanza stanco e questo genere di ricordi a tratti mi mettono di cattivo umore. Non ho neanche voglia di rileggere e correggere, farò tutto prossimamente.
(edit del 22/07/2007 : Avevo ritirato questo post qualche ora dopo averlo scritto, mi sembrava troppo lungo, noioso e non in linea con lo spirito del blog. Negli ultimi giorni ho deciso di ripubblicarlo e completarlo gradualmente come avevo pensato; questo grazie anche all'interesse di Drugantibus e al fatto che Elydon ha da poco pubblicato un post-spiegazione dal titolo "oroboro" riguardante ciò che in italiano si chiama uroboro , traduzione del titolo di questo post.)
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